Gli oli essenziali vengono prodotti su tutti i continenti, a tutte le altitudini e in qualsiasi tipo di clima, anche se nei paesi tropicali la biodiversità offre naturalmente una quantità di piante ben più vasta di altre latitudini. Un'altra grande verità nella produzione degli oli essenziali è la resa bassa che si ottiene, a prescindere da quale sia il metodo di estrazione, spesso sono necessarie diverse decine di kg di materia vegetale per ottenere un solo kg di olio essenziale. Inoltre la maggior parte degli oli essenziali vengono prodotti in prossimità dell'area in cui le piante vengono coltivate - a volte addirittura al di là del campo - per ottenere un prodotto finito della migliore qualità possibile!

Anche se esistono diversi metodi di produzione degli oli essenziali (e dei solo parenti contrete e assoluti) il più coosciuto resta la buon vecchia distillazione in corrente di vapore, che è anche il più utilizzato ancora ai giorni nostri. Il meccanismo è tuttosommato semplice, ma è la padronanza dello strumento che richiede una grande esperienza e una buona dose di abilità: non tutti possono definirsi maestri della distillazione!

Distillazione in corrente di vapore

Il meccanismo

La distillazione è una tecnica conosciuta da secoli che consiste nel mettere insieme in un recipiente (il corpo dell'alambicco) la parte della pianta da distillare e dell'acqua, che verranno poi riscaldate per permettere all'acqua di trasformarsi in vapore per infine recuperare e raffreddare questo vapore carico di essenza che darà come prodotto finale un olio essenziale.

Attualmente la tecnica più utilizzata è la seguente:

  • Si fa bollire dell'acqua in una camera di distillazione al fine di ottenere del vapore.

  • Il vapore viene attraversa la matrice vegetale (di regola un recipiente in rame o acciaio inox) facendo così esplodere la parte aromatica della pianta che ne contiene l'essenza e permettendo alle molecole aromatiche di venire trasportate, in quanto più leggere dell'acqua, verso la parte alta dell'alambicco fino a raggiungere l'uscita in alto (chiamata in gergo collo di cigno per via della sua forma)

  • Il vapore carico di essenza passa quindi attraverso una serpentina refrigerata poiché circondata da acqua fredda (camera di condesazione), dove pian piano di raffredda e si condensa fino a ridiventare un liquido.

  • Nel momento dell'uscita dalla serpentina, il liquido viene raccolto in un recipiente detto di decantazione dove l'olio essenziale, più leggero dell'acqua si separa naturalmente da quest'ultima risalendo in superficie. L'acqua di distillazione, detta anche idrolato, può a questo punto essere recuperata oppure inviata nuovamente nella caldaia per effettuare un nuovo ciclo.

L'idrodistillazione

L'idrodistillazione, molto vicina alla distillazione in corrente di vapore, consiste nel mettere nell'alambicco la pianta e l'acqua, senza separarle. La quantità di acqua può essere da due a sei volte superiore alla quantità di pianta, con un relativo risultato più o meno concentrato dell'olio essenziale.

La composizione biochimica dell'olio essenziale varia in questo caso poco rispetto a quella di un olio ottenuto per distillazione in corrente di vapore poiché in quest'ultimo caso il comportamento del vapore acqueo che può ugualmente determinare un aumento o una diminuzione nella percentuale dei diversi componenti.

Le acque floreali o idrolati

L'acqua utilizzata durante la distillazione, anche chiamata idrolato, è fondamentalmente un sottoprodotto della produzione dell'olio essenziale ma contiene anch'essa delle molecole aromatiche (in proporzioni decisamente più basse) che le conferiscono proprietà terapeutiche e cosmetiche.


Per questo motivo al momento della produzione dell'olio essenziale l'acqua "di scarto" viene recuperata e fatta passare in seguito attraverso dei sifoni ad U (si parla in questo caso di coobazione) in modo tale da ottenre un prodotto più concentrato.

Piccola nota: se gli oli essenziali sono dei prodotti detti "stabili" che possono conservarsi bene per diversi anni, non possiamo dire lo stesso per le acque floreali che invece sono molto sensibili alle aggressioni microbiologiche.

Conservazione degli oli essenziali

Gli oli essenziali sono dei prodotti stabili e in linea di massima poco sensibili alle aggressioni microbiotiche, tuttavia le molecole che li compongono possono essere sensibili al calore e alla luce, motivo per cui vengono versati in contenitori opachi o scuri (vetro scuro, metallo).

Molti di essi sono anche corrosivi e possono determinare delle reazioni chimiche con i materiali in plastica o con alcuni tipi di metallo. I produttori (quantomeno quelli seri) li condizionano allora in recipienti detti "inerti" come vetro o alluminio.

Altri metodi di produzione

L'estrazione mediante CO2 supercritico

Metodo molto moderno e anche molto costoso, permette di ottenere oli essenziali di qualità molto elevata. Le masse di materia vegerale vengono attraversate da una corrente di CO2 che genere un aumento della pressione e provoca naturalmente l'esplosione dele parti della pianta che contengono le molecole aromatiche.

Gli oli essenziali ottenuti mediante questa tecnica possiedono una composizione biochimica che si avvicina molto di più all'essenza orginale della pianta, il che li rende particolarmente puri e adatti ad un utilizzo in medicina e produzioni alimentari.

Più che di oli essenziali in questo caso di parla di estratti CO2

La spremitura

Si tratta del metodo di estrazione più semplice fra tutti ed è utilizzato soprattutto per ottenere le essenze degli agrumi facendo letteralmente esplodere le piccole tasche presenti sulla scorza che contengono le sostanze aomatiche, il tutto mediante pressione meccanica.

Le essenze finali si ottengono in seguito alla separazione naturale tra acqua ed essenza mediante decantazione a freddo.

Parenti degli oli essenziali

Oggi esistono anche altri metodi per estrarre l'essenza di una pianta, ma in questi casi non si parlerà propriamente di oli essenziali, anche se si tratta di prodotti talvolta molto simili. Vediamo un po' come nascono questri fratellini.

La percolazione

La distillazione comunemente intesa prevede che il vapore acqueo si sposti dal basso verso l'alto. Qui, succede la cosa inversa poiché il vapore acqueo viene introdotto dall'alto. I punti forti di questo metodo sono una maggiore resa in minor tempo, ma con un più scarso risultato sulla qualità poiché appesantisce il prodotto con sostanze non volatili.

La macerazione

Quando d parla di macerazione non si fa riferimento a oli essenziali, bensì a oli floreali. Questa tecnica consiste nel lasciar macerare i fiori in oli per diverse settimane fino a saturazione del grasso in questione, al riparo dalla luce. Il prodotto finito è lipofilo e può quindi essere facilmente mischiato ad altri corpi grassi per un uno in cosmesi, per esempio.

L'enfleurage : concrete et assolute

Si tratta di un metodo di estrazione generalmente utilzzato per gli oli essenziali di fiori, talvolta troppo fragili per la distillazione vera e propria. I fiori vengono messi in contatto con dei grassi assorbenti che poco a poco si impregnano degli odori della pianta; una volta giunti a saturazione, i grassi vengono mescolati a dell'alcol permettendo così al profumo di separarsi dal resto del corpo grasso in seguito a decantazione del composto.


L'enfleurage viene attualmente spesso sostituito dall'estrazione per mezzo di solventi. Mischiati a un solvente, i fiori vengono lavati in uno strumento detto estrattore, e una volta che il solvente evapora, si ottiene un residuo concentrato chiamato concreta (una pasta densa) che viene diluita in alcol e dopo aver subito dei grandi sbalzi di temperatura, viene infine filtrato e si ottiene l'assoluta. Non si tratta di un olio essenziale, ma di un prodotto utile per l'industria profumiera e cosmetica. 

Gli oli vegetali

Gli oli vegetali vengono prodotti dalle parti oleaginose delle piante (ricche in grassi, dalle quali si può estrarre olio) come le celebri olive, il cocco o le mandorle, etc. e vengono estratti mediante spremitura meccanica a freddo.

Differiscono dagli oli essenziali perché questi ultimi sono invece estratti dalla parte aromatica della pianta e non da quella grassa, e perché, appunto, non sono grassi!

I macerati oleosi o oleoliti

Alcune piante non sono invece né aromatiche né oleaginsose ma posseggono comunque delle proprietà molto intressanti che possono esserci d'aiuto tanto in aromaterapia quanto in cosmesi. in questo caso la soluzione ci viene data dalla macerazione, per un determinato periodo di tempo, di alcune parti della pianta che ci interessa in un olio vegetale (spesso di semi di girasole od oliva).

In questo modo le molecole della pianta vengono rilasciate nell'olio portando con sé le loro proprietà. L'olio viene infine filtrato e si ottiene quello che viene chiamato macerato oleoso o oleolita.

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